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L’A-B-C della macchina fotografica

… partiamo!!!

Con l’A-B-C della macchina fotografica intendo proprio la macchina fotografica. Non parlatemi di cellulari: quelle non sono foto. Invece, proviamo a spiegare come funziona una macchina fotografica digitale, nelle sue componenti basilari.
Intanto si può dire che le fotocamere sono di tre tipi:

– compatte (o point-and-shot)
– prosumer (la via di mezzo fra una macchina seria e una compatta)
– reflex

Le compatte hanno forme sottili, obiettivo fisso, facilità e immediatezza d’uso.

Le prosumer, pur avendo un obiettivo fisso, assomigliano alle reflex, sono versatili, consentono l’automatismo completo, come il completo controllo, hanno un obiettivo zoom molto spinto.

Le reflex (lasciando perdere quelle superprofessionali a medio o grande formato) sono le macchine fotografiche che consentono il maggiore controllo sulla foto, sono più impegnative, per costi e per accessori necessari a partire da una serie di obiettivi, ma sono anche quelle che ti danno le maggiori soddisfazioni.

Tutte quante, comunque, per funzionare devono avere obiettivo, otturatore e sensore.

Il sensore è un dispositivo (può essere di tipo CCD o CMOS, ma questo vi cambia qualcosa?) in grado di raccogliere la luce che passa dall’obiettivo e tradurla in impulsi elettrici. Questi poi vengono raccolti da un convertitore del segnale analogico in segnale digitale, il quale viene registrato sulla scheda di memoria. Nel passaggio fra il convertitore e la scheda può esserci una compressione dei dati digitali, utile a renderli meno pesanti e quindi ad occupare meno spazio sulla scheda. Questa compressione viene eseguita dall’elaboratore della macchina fotografica. Quel che ne esce è un JPG, ovvero il formato più usato nelle normali fotografie. Il passaggio dai dati dall’elaboratore, però non è affatto necessario nelle macchine migliori. Infatti, perché far eseguire la compressione dal piccolo e ignoto elaboratore della macchina fotografica, quando a casa ho un bellissimo e potentissimo computer che può farlo meglio? Sì perché la compressione del file non è senza conseguenze: è come voler far entrare un elefante in una scatola da scarpe: tutto non ci può entrare. Ecco perché, quando è possibile, è molto, ma molto, ma molto meglio registrare i dati grezzi delle foto così come sono. In altri termini, usare il formato RAW (che vuol dire “grezzo” appunto). Come si fa? Dal menù della macchina fotografica cercate le impostazioni dei formati o la “qualità dell’immagine”. La scelta dovrebbe impostarsi da lì. Se il formato RAW non è previsto nella vostra macchina fotografica (fosse per me non l’avrei mai neppure comprata solo per questa gravissima lacuna :D) almeno impostate il JPG con la compressione fine, che vi consentirà di perdere il minor numero di dati possibile.

Sulla superficie del sensore, avviene la messa a fuoco dell’immagine. Quindi il sensore interpreta la luce, cogliendone anche e soprattutto i colori. Questo avviene grazie ad un filtro i cui componenti catturano i tre colori primari della luce, il rosso, il verde e il blu.

E questo ci dice due cose importanti. Primo: quando a scuola ci dicevano che i colori primari erano il rosso il blu e il GIALLO, ci hanno raccontato le cose a metà.

Secondo: che il sistema Rosso, Verde e Blu (RGB) è quello che regola tutto il colore nella fotografia, fino al momento della stampa.

L’obiettivo, invece è quel sistema di lenti attraverso il quale passa la luce. Nelle compatte e nelle prosumer quello è e quello ci teniamo. Nelle reflex l’obiettivo è intercambiabile e questo consente di avere l’ottica migliore per ogni diverso tipo di scatto. Infatti, non è che lo zoom delle compatte o delle prosumer sia poi la soluzione di tutti i guai. E’ vero che è comodo, non ingombra, è versatile, ma… più uno zoom è potente e peggio funziona, creando rumore (cioè grana diffusa soprattutto nelle zone di ombra dell’immagine oppure pixel colorati, in genere rossi verdi o blu sparsi ovunque), perdendo nitidezza, creando bordi colorati intorno agli oggetti, catturando la luce in maniera non uniforme cosicchè ai lati dell’immagine la foto perde luminosità (il c.d. falloff).

Vabbè, queste cose sono un po’ noiose, ma se dovete decidere che macchina comprare, tenetene conto!

Con il click, la macchina fotografica fa scattare l’otturatore, ovvero una serie di lamelle al centro delle quali si forma un’apertura più o meno larga, il diaframma, attraverso il quale passa una certa quantità di luce per un certo tempo.

L’accoppiata tempo/diaframma è quella che determina l’esposizione della foto e con essa la possibilità di decidere un’infinità di cose: il fuoco e lo sfocato, il nitido e il mosso, il buio o la luminosità, il contrasto ecc ecc.

Se avete una compatta, con buona probabilità tutte queste possibilità creative non ce l’avrete. Le compatte voglion fare tutto loro: serviamo solo a fare click. Non c’è quasi mai la possibilità di intervenire sugli automatismi della macchina se non in maniera limitatissima. Lì la creatività deve per forza esprimersi in altro modo. Ma con una prosumer o una reflex, si apre un mondo e lo vedremo meglio quando parleremo della composizione di una immagine.

Per adesso mi sa che vi ho annoiato abbastanza. Se avete resistito senza addormentarvi, tutti i miei complimenti e alla prossima!

Luisa Puccini
Blogger Sito web: www.vicinoelontano.blogspot.com
Flickr Flickr: http://www.flickr.com/photos/luisapuccini

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8 Commenti

  1. cucinasiciliana 11 giugno 2013
  2. Mariangela 11 giugno 2013
  3. Simona Mirto 10 giugno 2013
  4. Giovanna Bianco 10 giugno 2013
  5. Chups 21 giugno 2012
  6. Fernando 12 novembre 2011
  7. Dany - Ideericette 27 marzo 2010
  8. Tonia Palmisano 27 marzo 2010

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